Piemonte, proposta per orientare i ragazzi allo sport
09/06/2026
Una visita di orientamento sportivo per aiutare ragazze e ragazzi tra gli 8 e i 14 anni a scegliere l’attività più adatta alle proprie caratteristiche fisiche, ai propri interessi e al proprio percorso di crescita. È il cuore della Proposta di legge 97, “Misure in materia di orientamento sportivo”, presentata dal primo firmatario Davide Zappalà, di Fratelli d’Italia, e approfondita nel corso di due audizioni delle Commissioni Sanità e Sport del Consiglio regionale del Piemonte.
La proposta discussa nelle Commissioni Sanità e Sport
Le audizioni, presiedute dal presidente della Commissione Sanità Luigi Icardi, hanno coinvolto il direttore del Dipartimento di prevenzione dell’Asl Città di Torino, Roberto Testi, il direttore scientifico della Scuola regionale dello Sport, Gian Pasquale Ganzit, e il presidente del Coni Piemonte, Stefano Mossino.
Testi e Ganzit hanno definito la proposta uno strumento utile per orientare i ragazzi e le famiglie verso sport, prevenzione e corretti stili di vita. L’obiettivo, hanno spiegato, non è individuare futuri campioni, ma offrire ai giovani una valutazione capace di suggerire discipline compatibili con le loro caratteristiche, favorendo un avvicinamento più consapevole all’attività fisica.
Il riferimento principale è alla fascia di età compresa tra 8 e 14 anni, nella quale una parte significativa dei ragazzi non pratica alcuno sport. Secondo quanto emerso in audizione, circa il 40% dei giovani considerati resta distante dalle attività sportive organizzate. Per questo, la possibilità di ricevere indicazioni su quale disciplina praticare, come avvicinarsi e dove trovare opportunità concrete viene considerata un passaggio rilevante anche sul piano della salute pubblica.
Prevenzione, autostima e contrasto all’abbandono
Nel corso degli interventi è stato sottolineato che lo sport non produce benefici soltanto fisici. L’attività sportiva può incidere sull’autostima, sulla volontà, sulla capacità di relazione, sullo spirito di sacrificio e sulla socialità. Da qui l’idea di affiancare alle famiglie uno strumento di orientamento che non si limiti all’idoneità, ma aiuti a individuare percorsi più adatti e sostenibili nel tempo.
Il presidente del Coni Piemonte, Stefano Mossino, ha richiamato anche il tema dell’abbandono sportivo. Una parte dei ragazzi, ha osservato, rischia di lasciare l’attività per disinteresse, sovraccarico o perdita di motivazione. Offrire loro e ai genitori una conoscenza più ampia delle discipline disponibili può aiutare a evitare il drop out e a intercettare anche chi non pratica sport perché si sente distante da quel mondo.
Mossino ha inoltre suggerito una prima fase di sperimentazione, utile a misurare le potenzialità della normativa e a valutare possibili sviluppi successivi. La proposta potrebbe diventare anche uno strumento per affrontare le nuove povertà sportive, coinvolgendo ente pubblico, federazioni ed enti di promozione sportiva.
Le richieste di approfondimento dei consiglieri
Durante i lavori sono intervenuti, con richieste di chiarimento e approfondimento, Pasquale Coluccio, Alberto Unia, Sarah Disabato del Movimento 5 Stelle, Daniele Valle, Gianna Pentenero, Emanuela Verzella del Partito Democratico e Roberto Ravello di Fratelli d’Italia.
Le audizioni hanno quindi messo al centro il rapporto tra sport, prevenzione sanitaria, educazione e inclusione. La proposta di legge punta a costruire un percorso che non sia riservato ai giovani già inseriti nell’agonismo, ma che parli soprattutto a chi deve ancora trovare una disciplina, a chi rischia di abbandonarla o a chi non ha avuto accesso a opportunità sportive strutturate.
Non autosufficienza, l’allarme sul Piemonte
Nella stessa giornata, la Commissione Sanità ha ascoltato anche Salvatore Rao, referente del Comitato di coordinamento nazionale del “Patto per un nuovo welfare per la non autosufficienza” e presidente dell’associazione “La Bottega del Possibile”. Rao ha richiamato le criticità delle politiche rivolte alle persone anziane non autosufficienti e ha chiesto una rinnovata attenzione da parte della Regione.
Secondo i dati illustrati, in Piemonte vivono 260 mila anziani non autosufficienti. Il 78% resta al proprio domicilio, ma l’attuale servizio di assistenza domiciliare non garantirebbe una presa in carico adeguata. Il risultato, ha spiegato Rao, è che oltre 160 mila anziani, circa il 63% del totale, risultano privi di supporto, mentre cresce il numero di persone che rinuncia alle cure.
Rao ha chiesto scelte più coraggiose rispetto a quelle previste dal nuovo piano socio-sanitario, senza contrapporre residenzialità e domiciliarità. Tra le proposte avanzate figurano la revisione dei criteri di compartecipazione alla spesa, l’adattamento dei posti letto in Rsa e dei centri diurni alle esigenze dei territori e l’individuazione di una figura regionale di garanzia per la tutela dei diritti delle persone anziane non autosufficienti.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to