Piemonte, El Niño verso un picco storico: autunno mite e molto umido
09/09/2026
Il 2026 potrebbe chiudersi sotto l’influenza di un episodio di El Niño tra i più intensi degli ultimi decenni. Secondo gli aggiornamenti richiamati da Arpa Piemonte, il fenomeno è ormai consolidato nel Pacifico tropicale e potrebbe persistere fino a febbraio 2027. Le proiezioni indicano un possibile picco tra novembre e dicembre, con effetti sulla circolazione atmosferica globale destinati a proseguire anche nei mesi successivi.
Indice Niño 3.4 oltre i +3,5 gradi secondo le proiezioni
El Niño è legato a un riscaldamento anomalo delle acque superficiali del Pacifico equatoriale orientale e si alterna alla fase opposta, denominata La Niña. Il fenomeno si presenta con una periodicità variabile, generalmente compresa tra due e sette anni, e può modificare il regime delle temperature e delle precipitazioni in numerose aree del pianeta.
Uno degli indicatori utilizzati per valutarne l’intensità è il Niño 3.4, riferito alla parte centrale del Pacifico equatoriale. Secondo le previsioni del Centro meteorologico europeo ECMWF citate da Arpa, l’indice potrebbe superare +3,5 °C nel momento di massima intensità previsto tra novembre e dicembre 2026.
La WMO attribuisce inoltre all’episodio in corso una probabilità del 69% di raggiungere livelli storici rispetto agli eventi osservati dal 1950. Arpa evidenzia che già nell’agosto 2026 il valore registrato risultava superiore ai precedenti episodi più intensi considerati nella serie di riferimento.
Effetti indiretti sull’Europa e più energia nell’atmosfera
L’influenza di El Niño sull’Europa è meno immediata rispetto a quella osservata nelle regioni affacciate sul Pacifico. Gli effetti vengono mediati dalla circolazione atmosferica e possono comparire con ritardo, soprattutto dalla parte avanzata dell’autunno.
Secondo Arpa Piemonte, la configurazione attuale desta attenzione per la quantità di energia associata alle elevate temperature superficiali oceaniche, alla quale si aggiunge l’anomalia climatica globale legata all’aumento dei gas serra.
Alla data del 7 settembre 2026 l’anomalia globale di temperatura indicata da Copernicus era pari a +1,43 °C. Questo contesto può favorire una maggiore intensità di alcuni fenomeni atmosferici estremi, pur senza determinare conseguenze identiche in ogni area geografica.
Settembre da record in Piemonte
Intanto, martedì 8 settembre si è conclusa l’ondata di calore iniziata alla fine di agosto e collegata alla presenza dell’anticiclone africano sul Mediterraneo.
Il momento più intenso è stato raggiunto il 5 settembre, che secondo Arpa Piemonte è risultato il giorno di settembre più caldo della propria serie storica iniziata nel 1958. La media delle temperature massime regionali ha raggiunto 28,5 °C, con circa 33 °C sulle pianure e un picco di 37,4 °C a Villanova Solaro, in provincia di Cuneo.
Tra il 3 e il 7 settembre, 160 termometri della rete Arpa, pari a circa il 58% dei sensori, hanno registrato un nuovo record mensile di temperatura massima. Altri 137 punti di misura hanno stabilito il primato della temperatura minima più elevata per settembre.
Tutti i capoluoghi piemontesi hanno registrato valori da record, con l’eccezione delle temperature massime a Verbania e delle minime a Vercelli.
Autunno 2026 previsto mite e con più perturbazioni
Dopo un’estate caratterizzata da caldo intenso e siccità, le previsioni stagionali ECMWF indicano per il Piemonte un possibile rafforzamento del flusso atlantico, con perturbazioni più frequenti dirette verso l’Europa occidentale e il Mediterraneo.
Per settembre le precipitazioni potrebbero mantenersi complessivamente vicine alla media, con una maggiore concentrazione nella parte finale del mese. Per ottobre e novembre emerge invece un segnale più marcato verso quantità di pioggia superiori alla norma.
Le temperature sono attese sopra le medie climatiche in buona parte dell’Europa meridionale. Questo scenario potrebbe tradursi in un autunno e in un primo inverno miti e molto umidi, con precipitazioni anche abbondanti e una quota neve inizialmente elevata.
Inverno inizialmente mite, poi possibile fase più asciutta
Le indicazioni stagionali suggeriscono che, dopo una prima parte dell’inverno più umida, le precipitazioni potrebbero spostarsi progressivamente a nord delle Alpi, lasciando il Piemonte in una fase relativamente più secca e ancora con temperature superiori alla media.
Nella parte finale della stagione non vengono escluse irruzioni di aria fredda, anche intense ma di breve durata, con possibili nevicate a quote inferiori rispetto alla fase iniziale dell’inverno.
Arpa Piemonte precisa che si tratta di tendenze medie stagionali e non di previsioni puntuali: singoli episodi di freddo, caldo o precipitazioni intense possono quindi discostarsi dal quadro generale delineato dai modelli.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to