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Asti DOCG, resa a 85 quintali proposta alla Regione

25/06/2026

Asti DOCG, resa a 85 quintali proposta alla Regione

La proposta di fissare a 85 quintali per ettaro la resa produttiva del Moscato d’Asti DOCG per la prossima vendemmia viene accolta con soddisfazione da Confagricoltura Piemonte, che la considera un punto di equilibrio per una filiera alle prese con mercato complesso, costi elevati e necessità di garantire reddito ai viticoltori.

Confagricoltura Piemonte sostiene la scelta del Consorzio

La decisione è stata assunta dal consiglio di amministrazione del Consorzio dell’Asti DOCG, presieduto da Stefano Ricagno, e sarà sottoposta alla Regione Piemonte. Il tema riguarda migliaia di aziende che coltivano Moscato nelle province di Alessandria, Asti e Cuneo, territori nei quali la denominazione rappresenta una componente economica, agricola e identitaria di primo piano.

Per Confagricoltura Piemonte, la resa indicata risponde alle richieste arrivate nelle scorse settimane dal territorio, dalle amministrazioni comunali dell’area del Moscato, dall’organizzazione agricola e dalla componente produttiva del Consorzio. Una posizione che tiene insieme la tenuta economica delle aziende e la necessità di non alterare gli equilibri della denominazione.

Il presidente regionale Enrico Allasia ha espresso apprezzamento per il lavoro svolto dall’assessore regionale all’Agricoltura Paolo Bongioanni e dal Consorzio, evidenziando il valore del confronto tra produttori, industria, istituzioni e soggetti della filiera.

Reddito dei viticoltori e tutela della denominazione

Secondo Allasia, la soglia degli 85 quintali per ettaro permette di salvaguardare la sostenibilità economica delle imprese senza compromettere il valore dell’Asti DOCG. In una fase ancora segnata da elementi di criticità sui mercati, la compattezza della filiera viene indicata come una condizione essenziale per affrontare le sfide internazionali.

Sulla stessa linea si colloca Gian Luca Demaria, presidente della Sezione Vitivinicola di Confagricoltura Piemonte, che definisce la proposta il massimo sforzo oggi sostenibile per i viticoltori. I costi di produzione restano elevati e le aziende hanno bisogno di margini adeguati per continuare a investire nei vigneti, nella qualità delle uve e nella cura del territorio.

Il confronto sulla resa non riguarda quindi soltanto un dato tecnico, ma il futuro economico di una filiera che lega produzione agricola, trasformazione, promozione e presenza sui mercati esteri.

Vendemmia in anticipo e attenzione ai mercati esteri

Il comparto guarda ora alla prossima vendemmia, che potrebbe presentare caratteristiche particolari dal punto di vista agronomico. Demaria segnala un anticipo delle fasi vegetative rispetto alla media storica, legato all’andamento meteorologico delle ultime settimane. La stagione richiederà quindi un monitoraggio costante fino alla raccolta, con l’obiettivo di preservare qualità e sanità delle uve.

Per Confagricoltura Piemonte, il futuro della denominazione passa anche dal rafforzamento del valore riconosciuto alle uve Moscato e dal consolidamento dell’Asti DOCG e del Moscato d’Asti sui mercati internazionali.

Le innovazioni introdotte dal Consorzio, dall’Asti Rosé ai nuovi progetti di promozione, vengono lette come segnali di una strategia orientata ad ampliare le occasioni di consumo e raggiungere nuovi consumatori. La valorizzazione della produzione, sottolinea Allasia, deve restare l’obiettivo comune di tutta la filiera, perché dalla forza dell’Asti DOCG dipende una parte rilevante del futuro vitivinicolo piemontese.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.