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Piemonte, siccità severa: autobotti in 50 Comuni e allerta raccolti

14/07/2026

Piemonte, siccità severa: autobotti in 50 Comuni e allerta raccolti

Il Piemonte affronta una situazione idrica deficitaria, con criticità particolarmente gravi per l’agricoltura, i corsi d’acqua e l’approvvigionamento potabile nelle località montane. Il Tavolo regionale per l’emergenza idrica, riunito nel Grattacielo Piemonte, ha fatto il punto sui dati aggiornati al 13 luglio 2026: circa cento Comuni hanno già introdotto limitazioni ai consumi e una cinquantina ricorre alle autobotti per rifornire le vasche degli acquedotti.

Restrizioni in cento Comuni piemontesi

Alla riunione hanno partecipato il presidente della Regione Alberto Cirio, gli assessori Paolo Bongioanni, Marco Gallo e Matteo Marnati, insieme ai rappresentanti di Arpa, associazioni agricole, consorzi idrici, parchi, Prefetture, Province, Città Metropolitana di Torino e gestori del Servizio idrico integrato.

Secondo il quadro illustrato durante il confronto, sono circa 100 i Comuni che hanno emanato ordinanze per limitare gli utilizzi dell’acqua non considerati indispensabili. Le difficoltà maggiori riguardano frazioni e paesi di montagna, dove la riduzione delle sorgenti e delle riserve disponibili sta rendendo necessario il trasporto di acqua con mezzi dedicati.

Una cinquantina di Comuni, per una popolazione complessiva di circa 25mila abitanti, utilizza già le autobotti per aumentare la quantità di acqua presente nei serbatoi degli acquedotti. L’assessore all’Ambiente Matteo Marnati ha invitato i cittadini a usare la risorsa con attenzione e ha annunciato un monitoraggio specifico dei consumi nei prossimi dieci giorni.

Il presidente Cirio ha precisato che la Regione è pronta ad avviare la richiesta dello stato di emergenza qualora le condizioni meteorologiche non mostrassero un miglioramento. L’eventuale iniziativa sarà coordinata con le altre Regioni interessate dalla carenza idrica, anche per attivare ristori e misure straordinarie.

Richiesta più acqua a Valle d’Aosta e Canton Ticino

Le conseguenze più immediate della siccità riguardano il settore agricolo. La Regione sta lavorando con la Valle d’Aosta e il Canton Ticino per valutare un aumento dei quantitativi d’acqua immessi in Piemonte e destinati all’irrigazione.

L’assessore all’Agricoltura Paolo Bongioanni ha ricordato che è già operativo un gruppo interdirezionale incaricato di analizzare il rischio di perdita dei raccolti. La struttura utilizza i dati prodotti da Arpa per elaborare previsioni e fornire indicazioni alle imprese agricole, chiamate a gestire disponibilità ridotte durante una fase decisiva della stagione produttiva.

Alla fine di luglio dovrebbe inoltre iniziare in Commissione Agricoltura l’esame del disegno di legge regionale dedicato alla riforma dei consorzi irrigui. Il provvedimento punta a modificare la gestione dell’acqua destinata alla produzione agricola e agroalimentare, intervenendo sull’organizzazione degli enti, sulla distribuzione della risorsa e sul coordinamento degli interventi.

Siccità severa nei bacini di Tanaro, Scrivia e Po

La relazione di Arpa Piemonte segnala condizioni di siccità severa nell’intero bacino del Tanaro, nello Scrivia e nel tratto del Po situato a monte della confluenza con la Dora Baltea. Le risorse idriche superficiali risultano inferiori del 37% rispetto ai valori medi del periodo.

Nella prima decade di luglio, gran parte delle sezioni idrometriche monitorate ha registrato deficit superiori al 40%. Il dato più critico riguarda il Po a Isola Sant’Antonio, dove la portata media è scesa a 62 metri cubi al secondo, con una riduzione del 75% rispetto alla media storica.

Nel mese di giugno sono caduti mediamente 62 millimetri di pioggia sul bacino piemontese del Po. Il quantitativo corrisponde a un deficit del 36% rispetto alla media mensile calcolata sul periodo 1991-2020.

Giugno tra i più caldi della serie storica

Alla scarsità delle precipitazioni si sono aggiunte temperature nettamente superiori ai valori stagionali. Giugno 2026 ha registrato un’anomalia regionale di 3,5 gradi sopra la media, collocandosi tra i mesi di giugno più caldi della serie storica e avvicinandosi ai record del 2003.

L’ondata di calore iniziata alla fine di maggio ha aumentato l’evapotraspirazione, riducendo l’umidità disponibile nei terreni e aggravando lo stress per colture e vegetazione. L’effetto combinato di caldo e piogge insufficienti ha accelerato la diminuzione delle portate fluviali e delle riserve superficiali.

Le previsioni per le prossime due settimane non indicano un recupero significativo. L’alta pressione manterrà le temperature sopra la media, mentre le precipitazioni saranno sporadiche e legate soprattutto a fenomeni temporaleschi. Piogge brevi e localizzate difficilmente potranno compensare il deficit accumulato o ricostituire in modo stabile le riserve necessarie agli acquedotti e all’agricoltura.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.