Piemonte, nasce la rete regionale delle unità cinofile locali
04/08/2026
Le unità cinofile delle Polizie locali di Oleggio, Alessandria, Asti, Biella e Novara saranno le prime a partecipare al progetto sperimentale con cui il Piemonte intende creare un gruppo operativo a valenza regionale. L’iniziativa è stata presentata il 3 agosto al Grattacielo Piemonte di Torino, dove il presidente Alberto Cirio e l’assessore regionale alla Sicurezza e Polizia locale Enrico Bussalino hanno incontrato gli agenti e i cani coinvolti nella fase iniziale.
Cinque Comandi coinvolti nella sperimentazione
Il progetto punta a collegare le professionalità già presenti nei diversi Comuni, superando l’attuale frammentazione e costruendo un sistema in grado di fornire supporto operativo su tutto il territorio piemontese. Le unità cinofile potranno essere impiegate nelle attività di prevenzione, nei controlli contro lo spaccio di sostanze stupefacenti, nella ricerca di persone scomparse e durante manifestazioni o eventi pubblici.
Alla presentazione hanno partecipato l’agente Domenico Folino con Nike, in servizio a Oleggio; l’assistente Grazia Bavuso con Kalika, proveniente da Alessandria; l’ispettore Fabio Damasio con Sciusciù, del Comando di Asti; l’agente Stefano Bellinazzo con Lana, da Biella; e il vice commissario Gabriele Torazza con Heidi, appartenente alla Polizia locale di Novara.
Erano presenti anche il sindaco di Oleggio Andrea Baldassini e l’assessore comunale alla Sicurezza Diego Bellini. Oleggio è stato il primo Comune ad aderire formalmente alla sperimentazione regionale.
Un avviso per individuare le unità già operative
La Regione pubblicherà una manifestazione di interesse rivolta agli enti locali che dispongono di unità cinofile già addestrate e operative. I Comandi interessati potranno presentare la propria disponibilità a entrare nella rete, mettendo a disposizione personale, animali e competenze maturate nelle attività sul campo.
Dopo questa fase sarà sottoscritto un protocollo tra la Regione Piemonte e gli enti aderenti. Il documento dovrà definire i presìdi territoriali di riferimento, le modalità di attivazione delle squadre e le procedure da seguire nei diversi scenari operativi.
L’intento è garantire interventi uniformi e tempestivi anche nei Comuni che non dispongono direttamente di un proprio nucleo cinofilo. Una richiesta di supporto potrà così essere indirizzata alla squadra territorialmente più vicina o maggiormente adatta alla tipologia di servizio necessario.
Possibile impiego anche fuori dal Comune di appartenenza
La Regione avvierà un confronto con le autorità statali competenti per disciplinare l’utilizzo delle unità cinofile al di fuori dei confini territoriali dell’ente di appartenenza. Il passaggio è necessario per permettere agli operatori di intervenire in altre province o Comuni quando la situazione lo richiede.
Cirio e Bussalino hanno indicato la collaborazione tra amministrazioni locali come elemento centrale del nuovo modello. La rete dovrà valorizzare le risorse già disponibili, evitando duplicazioni e consentendo ai territori di accedere a competenze specialistiche anche in occasione di emergenze, controlli mirati o operazioni particolarmente complesse.
Contributi regionali garantiti per almeno tre anni
Al termine della sperimentazione, la Regione prevede di sostenere le unità aderenti attraverso contributi specifici per almeno un triennio. Le risorse potranno finanziare l’addestramento, il mantenimento dei cani, le attrezzature operative e le attività necessarie a garantire la continuità del servizio.
L’obiettivo dichiarato è trasformare il progetto iniziale in una struttura stabile, coordinata e disponibile per le comunità piemontesi. Il gruppo regionale dovrà rafforzare il ruolo della Polizia locale nelle attività di sicurezza urbana, offrendo ai Comuni uno strumento condiviso per affrontare controlli, ricerche e interventi sul territorio.
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