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Ambiente in Piemonte, aria migliora ma clima ancora critico

15/06/2026

Ambiente in Piemonte, aria migliora ma clima ancora critico

L’aria in Piemonte continua lentamente a migliorare, ma il 2025 si conferma tra gli anni più caldi mai registrati nella regione e restano criticità nelle città, soprattutto per PM10 e ozono. È il quadro che emerge dalla Relazione sullo Stato dell’Ambiente 2026, pubblicata da Arpa Piemonte e Regione Piemonte, il documento annuale che fotografa le condizioni ambientali del territorio e illustra le politiche e le azioni avviate nel corso dell’anno precedente.

Aria più pulita, ma restano superamenti del PM10

Nel 2025 è proseguito il lento e costante miglioramento della qualità dell’aria. Le concentrazioni medie degli inquinanti sono risultate le più basse dell’intera serie storica di misura, sia per il particolato PM10 sia per il PM2.5. Un dato positivo, che conferma una tendenza in atto da alcuni anni e che viene letto come il risultato di politiche ambientali, investimenti e maggiore attenzione collettiva.

Il miglioramento, però, non elimina tutte le criticità. Permangono problemi legati al rispetto dei limiti sul breve periodo per il PM10, con superamenti del valore limite giornaliero in diverse stazioni urbane, soprattutto quelle di traffico, nella Città Metropolitana di Torino e in alcune altre aree urbane.

Un risultato significativo riguarda invece il biossido d’azoto: per la prima volta dall’avvio dei monitoraggi, il valore limite annuale è stato rispettato in tutta la regione. Resta più complessa la situazione dell’ozono, per il quale permane un diffuso mancato rispetto del valore obiettivo per la protezione della salute umana, pur in presenza di una riduzione marcata delle concentrazioni misurate in tutte le stazioni.

La relazione richiama anche la nuova Direttiva europea sulla qualità dell’aria, che dal 2030 introdurrà livelli molto più stringenti rispetto agli attuali. Questo significa che anche le zone oggi formalmente in regola dovranno ridurre ulteriormente le emissioni, attraverso interventi a breve e medio termine.

Il 2025 tra gli anni più caldi dal 1958

Sul fronte climatico, il 2025 è stato il quinto anno più caldo in Piemonte nella serie storica compresa tra il 1958 e il 2025, dopo il 2022, il 2023, il 2015 e il 2024. La temperatura media annuale è stata di circa 10,8 gradi, quasi un grado in più rispetto alla media climatica del trentennio 1991-2020, pari a circa 9,9 gradi.

La precipitazione cumulata annua ha raggiunto 1113,8 millimetri, con un lieve surplus di 84,3 millimetri, pari all’8% in più rispetto alla media del periodo 1991-2020. Il dato colloca il 2025 al ventiseiesimo posto tra gli anni più piovosi valutati dal 1958.

Nonostante le piogge, per il terzo anno consecutivo non si è verificata alcuna nevicata di rilievo a Torino città e in diversi settori della pianura piemontese. Gli episodi annuali di foehn sono stati 65, un numero di poco inferiore alla media del periodo 2000-2020.

L’estate 2025 è stata particolarmente calda: la temperatura media ha raggiunto 19,9 gradi, con un’anomalia positiva di 1,4 gradi rispetto alla norma 1991-2020. È risultata la quinta estate più calda degli ultimi 68 anni e la quarta per valori minimi più elevati. Le ondate di calore hanno interessato con frequenza i capoluoghi: cinque episodi a Vercelli, sei ad Alessandria, Asti, Biella, Verbania e Torino, sette a Cuneo. A Torino una delle ondate è durata 17 giorni consecutivi.

Acqua, balneazione e portate dei fiumi

Il 2025 è stato segnato da una primavera con deflussi eccezionalmente abbondanti, concentrati soprattutto nel mese di aprile, seguita da una fase di magra autunnale tra ottobre e novembre. L’andamento dei corsi d’acqua mostra una situazione differenziata a seconda dei bacini.

Alcuni fiumi hanno chiuso l’anno con portate medie annue superiori alla media storica. Tra questi figurano Bormida, Belbo e Malone, con scarti positivi elevati. Valori positivi più contenuti sono stati registrati su Dora Baltea, Cervo, Orco e in diversi tratti del Po. Il surplus annuo più alto è stato rilevato nello Scrivia a Serravalle, con una portata media annua superiore di oltre il 100% rispetto alla media storica.

Altri bacini, invece, hanno registrato portate inferiori ai valori storici di riferimento: tra questi Agogna, Toce, Varaita, Maira, Stura di Demonte e Stura di Lanzo, oltre a tratti del Tanaro e dell’Orba. Alla sezione di chiusura del bacino piemontese del Po, a Isola Sant’Antonio, la portata media annua è risultata leggermente superiore al valore storico, con un +2%.

Per le acque di balneazione, la stagione 2025 si è svolta regolarmente. Come nell’anno precedente, non sono stati rilevati valori anomali del parametro Enterococchi intestinali. Il quadriennio 2022-2025 conferma un miglioramento complessivo: le zone in classe Elevato sono passate dal 58% al 62%, quelle in classe Sufficiente dal 6% al 5%, mentre le aree in classe Scarsa sono diminuite da tre a due.

Siti contaminati e amianto, il monitoraggio continua

Al 31 dicembre 2025 i siti censiti sul territorio regionale erano 2175, di cui 895 con procedimento attivo e 1280 conclusi. Circa il 44% dei siti presenti nella banca dati si trova nella Città Metropolitana di Torino, dato collegato all’estensione del territorio, alla concentrazione delle attività e alla tipologia degli insediamenti presenti. Seguono, per numero di siti, le province di Alessandria e Novara.

Le cause della contaminazione sono attribuite soprattutto alla cattiva gestione di impianti e strutture, alla gestione non corretta dei rifiuti e a eventi incidentali. Nei siti con procedimento di bonifica risultano prevalenti attività industriali, distribuzione carburanti e gestione dei rifiuti.

Una parte rilevante dell’attenzione ambientale riguarda l’amianto. Tra i siti contaminati di interesse nazionale, due sono legati alla sua presenza: Balangero, dove si trovava la più grande miniera di amianto d’Europa, e Casale Monferrato, sede dello stabilimento Eternit. Arpa Piemonte, attraverso il Centro Regionale Amianto Ambientale, segue le principali operazioni di bonifica, dai campionamenti iniziali alle verifiche durante i lavori e fino alla restituzione delle aree agli usi precedenti.

Secondo Barbero, direttore generale di Arpa Piemonte, i dati della Relazione 2026 mostrano un impegno costante verso il miglioramento della qualità ambientale, ma indicano anche un percorso ancora impegnativo. Le criticità urbane e gli effetti dei cambiamenti climatici richiedono un rafforzamento delle azioni e una maggiore integrazione tra politiche ambientali, sanitarie e di sviluppo del territorio.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.