Futura Pac, le Regioni del Nord-Ovest chiedono più voce: a confronto istituzioni, tecnici e mondo agricolo
22/03/2026
La Politica agricola comune dopo il 2027 comincia a prendere forma dentro uno scenario che, per le Regioni e per il sistema agricolo italiano, appare insieme decisivo e carico di incognite. Il seminario “Futura Pac. La Pac post-2027 alla prova dei fatti”, promosso da Piemonte, Lombardia, Liguria e Valle d’Aosta con il supporto di Crea e Rete Rurale Pac, ha avuto il merito di portare il confronto su un terreno concreto, riunendo oltre trecento partecipanti tra amministratori pubblici, dirigenti e funzionari della Commissione europea, esperti del settore, organizzazioni di categoria e istituti di ricerca. Un primo appuntamento di un ciclo itinerante di quattro incontri che punta a mettere a fuoco la direzione della nuova architettura della politica agricola europea.
A presiedere i lavori è stato l’assessore all’Agricoltura del Piemonte Paolo Bongioanni, affiancato dagli assessori Alessandro Beduschi per la Lombardia, Alessandro Piana per la Liguria e Speranza Girod per la Valle d’Aosta. Presenti anche il Capo Unità della direzione generale della Commissione europea Filip Busz e i direttori delle Autorità di Gestione di Basilicata e Veneto, mentre in collegamento video sono intervenuti il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida e il direttore di Agea Fabio Vitale. Una composizione che restituisce bene il livello del confronto: non un appuntamento tecnico confinato agli addetti ai lavori, ma un luogo di raccordo politico e istituzionale su una riforma che inciderà in profondità sugli equilibri dell’agricoltura europea e nazionale.
Il nodo della governance e il timore di un nuovo accentramento
Il punto che più chiaramente emerge riguarda la governance della futura Pac. Nelle parole di Bongioanni si coglie una preoccupazione netta: la prospettiva, ufficializzata dalla Commissione europea il 16 luglio 2025, di inserire la nuova Pac in un fondo unico per il periodo 2028-2034, capace di assorbire strumenti finora distinti come Feaga, Feasr e altri fondi di coesione, rischia di ridurre il ruolo delle Regioni nella programmazione. Il timore è che i territori vengano confinati a una funzione meramente attuativa, con margini più ristretti di adattamento alle esigenze locali.
La Pac, per come è stata fin qui costruita, non è mai stata soltanto una distribuzione di risorse, ma anche un equilibrio tra livelli istituzionali diversi, nel quale le Regioni hanno avuto un ruolo rilevante soprattutto nella traduzione delle misure sulle specificità produttive, ambientali e sociali dei territori. Se questo spazio dovesse restringersi, la conseguenza sarebbe meno capacità di calibrare gli interventi sulle realtà agricole e più rischio di una gestione centralizzata.
Da qui la proposta del Piemonte di guidare il coordinamento delle Regioni del Nord-Ovest nell’interlocuzione con il Masaf e, attraverso questo, con le istituzioni europee, per rafforzare la rappresentanza e il governo multilivello e ridurre il rischio di un aumento della burocrazia europea percepita come distante dal mondo agricolo.
Meno risorse, fondo unico e molte incognite per l’agricoltura italiana
La dotazione prevista per la futura Pac si fermerebbe a 294 miliardi di euro, sensibilmente inferiore ai 387 miliardi della programmazione 2023-2027. L’Unione europea ha annunciato ulteriori 45 miliardi dal 2028 per la revisione intermedia e altri 48 miliardi destinati all’obiettivo rurale, ma il quadro resta segnato da contrazione significativa delle risorse e da una loro collocazione dentro un sistema più ampio e meno lineare.
L’integrazione della nuova Pac nei Piani di Partenariato, destinati a unificare in un fondo unico i precedenti fondi europei, apre problemi sul piano del coordinamento. Il coinvolgimento di più ministeri rende la governance più complessa e aumenta il rischio di una macchina lenta e stratificata, meno leggibile per chi sul territorio dovrà gestire bandi, interventi e programmazione. Per l’Italia, il budget stimato della futura Pac è 41 miliardi di euro: 31 miliardi per il sostegno al reddito degli agricoltori, 5 miliardi per lo sviluppo rurale, 4,7 miliardi ancora da allocare.
Queste cifre mantengono una dimensione importante, ma vanno interpretate in un contesto con meno margini per errori di programmazione. Con meno risorse e un impianto più accentrato, il rischio è che le misure perdano efficacia nei territori dove serve maggiore flessibilità.
Giovani, impresa agricola e pluralità degli interessi in campo
Tra i nodi discussi c’è anche il ricambio generazionale e l’accesso dei giovani all’impresa agricola, decisivo per rendere sostenibile il settore.
La presenza al convegno di Coldiretti, Cia, Confagricoltura, Coopagri, Confcooperative, Anci, Uncem, Lipu, Legambiente, Aral, Assopiemonte Leader, Institut Agricole, Ires Piemonte, Cersaa, Ersaf, Ismea e Crea mostra la complessità del confronto: attorno alla futura Pac si muovono interessi differenti ma interconnessi: sostegno al reddito, sviluppo rurale, tutela ambientale, innovazione, presidio delle aree interne, competitività delle imprese e tenuta sociale dei territori.
La Pac post-2027 non sarà soltanto una riforma tecnica, ma una scelta sul modello agricolo europeo da sostenere. Le Regioni del Nord-Ovest intendono giocarla non come semplici esecutrici, ma come soggetti attivi della programmazione, difendendo la possibilità di utilizzare le risorse con efficacia, coerenza e aderenza ai territori.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to