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Fauna e caccia in Piemonte, via libera in Commissione alla proroga sul preambientamento

31/03/2026

Fauna e caccia in Piemonte, via libera in Commissione alla proroga sul preambientamento

La Terza Commissione del Consiglio regionale del Piemonte ha approvato a maggioranza il parere favorevole sulla proposta di modifica del regolamento relativo alla tutela della fauna e alla gestione venatoria, aprendo così alla proroga dei termini per le operazioni di preambientamento della fauna nata in cattività e destinata all’immissione sul territorio. Il provvedimento, illustrato dall’assessore alla Caccia Paolo Bongioanni, interviene su un tema tecnico ma molto delicato, perché incrocia esigenze organizzative, gestione del patrimonio faunistico e posizioni politiche molto distanti tra loro.

La modifica stabilisce, in via transitoria, che le operazioni possano continuare a essere certificate dalle aziende produttrici, con successiva verifica documentale da parte dei tecnici faunistici degli Ambiti territoriali di caccia e dei Comprensori alpini, prima dell’invio agli enti competenti. La scelta nasce, secondo quanto emerso nel dibattito, dalla necessità di evitare interruzioni nelle attività di ripopolamento, in un contesto segnato da carenze di personale, difficoltà operative e risorse ancora insufficienti per completare le strutture previste.

Una proroga che nasce da ritardi organizzativi

La linea sostenuta dalla maggioranza e dall’assessore Bongioanni si fonda su un argomento preciso: garantire continuità a un sistema che non ha ancora raggiunto la piena autosufficienza faunistica prevista dalla normativa regionale. La proroga, nelle intenzioni dell’esecutivo, serve a coprire una fase di transizione, consentendo agli organismi territoriali di completare il percorso organizzativo senza bloccare le attività già avviate.

Il provvedimento aveva già ottenuto un parere favorevole da parte del Consiglio delle Autonomie locali, elemento che ha rafforzato il percorso istituzionale della proposta. Il confronto, però, non si è limitato a una sola seduta: la discussione si è sviluppata in due riunioni distinte, intervallate da un tavolo tecnico che ha cercato di ricondurre il dibattito entro un quadro più operativo e meno ideologico.

Le critiche delle opposizioni: “Basta proroghe, servono riforme”

Proprio sul carattere transitorio della misura si sono concentrate le contestazioni più dure da parte delle opposizioni. Monica Canalis del Partito Democratico ha osservato che non esiste omogeneità tra Atc e Ca nei diversi territori e che il ricorso continuo alle proroghe non può sostituire una revisione strutturale del sistema. Una posizione che mette al centro il tema della governance e della capacità degli enti di operare con regole uniformi.

Ancora più netta la critica arrivata dal Movimento 5 Stelle. Sarah Disabato ha definito il provvedimento incoerente rispetto alle esigenze di tutela ambientale, richiamando il numero elevato di animali immessi ogni anno sul territorio e il loro destino, spesso segnato dal rischio di diventare facili bersagli per i cacciatori oppure di finire nei centri di recupero della fauna selvatica. Un rilievo che sposta il baricentro del confronto dal piano amministrativo a quello etico e ambientale.

Nadia Conticelli, sempre del Pd, ha parlato apertamente di “proroga di una deroga”, evidenziando l’assenza di dati certi e il sospetto che dietro l’estensione dei termini possa esserci la volontà di modificare progressivamente l’impianto delle regole. Laura Pompeo ha invece posto l’accento sulla persistente dipendenza dagli allevamenti privati, ritenuta incompatibile con l’obiettivo dichiarato di raggiungere un’autonomia reale nella gestione faunistica.

Il nodo politico resta aperto

Nel corso del dibattito è intervenuto anche Alberto Unia, secondo cui non si può considerare la modifica come un semplice adeguamento tecnico. Al contrario, la proposta rappresenterebbe la prova del mancato completamento del percorso previsto e della non uniformità nella gestione del territorio. Una lettura che attribuisce al provvedimento un valore politico più ampio, ben oltre l’aspetto regolamentare.

Su un fronte diverso si è collocata Annalisa Beccaria di Forza Italia, che ha valorizzato il lavoro di sintesi sviluppato attraverso il tavolo tecnico, giudicato utile per contenere le contrapposizioni e limitare possibili strumentalizzazioni. Resta però evidente che il tema della fauna e della gestione venatoria continua a produrre divisioni profonde in Consiglio regionale, dove il confronto non riguarda soltanto i tempi di applicazione delle norme, ma il modello stesso di rapporto tra attività venatoria, tutela ambientale e programmazione pubblica.

Il via libera in Commissione rappresenta dunque un passaggio importante, ma non chiude il confronto. Al contrario, consegna alla fase successiva un dossier ancora sensibile, sul quale pesano ritardi amministrativi, differenze territoriali e una crescente richiesta di chiarezza sul futuro della politica faunistica piemontese.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.