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Cooperative di comunità, il Piemonte aggiorna l’albo e allarga la partecipazione

08/04/2026

Cooperative di comunità, il Piemonte aggiorna l’albo e allarga la partecipazione
Foto da: Foto di Zeynep Sude Emek: https://www.pexels.com/it-it/foto/citta-strada-stretto-urbano-18734187/

La terza Commissione regionale, presieduta dalla vicepresidente Monica Canalis, ha approvato all’unanimità l’aggiornamento delle regole che disciplinano la gestione dell’albo delle cooperative di comunità, dando così attuazione alla legge regionale 13 del 2021. È un intervento che ha un peso politico e amministrativo preciso, perché interviene su uno strumento pensato per riconoscere, sostenere e rendere più solide esperienze che, nei contesti locali, hanno spesso supplito a carenze strutturali e vuoti di servizi, soprattutto nelle aree più esposte alla marginalità economica e demografica.

Un nuovo perimetro per realtà radicate nei territori

Il cuore del provvedimento sta nell’ampliamento del perimetro di accesso all’albo regionale. La revisione approvata dalla Commissione rende infatti il sistema più aperto e inclusivo: potranno iscriversi tutte le cooperative che dimostrino un legame concreto con il Piemonte e che rispettino requisiti di regolarità amministrativa e una chiara finalità solidaristica. La scelta, sul piano sostanziale, riconosce che il valore di queste realtà non risiede soltanto nella forma organizzativa, ma nella loro capacità di generare risposte utili per la collettività, a partire dai bisogni reali dei luoghi in cui operano.

Le cooperative di comunità si sono affermate come presìdi civici ed economici in territori dove la rarefazione dei servizi, il calo della popolazione e la progressiva perdita di funzioni sociali hanno reso più fragile il tessuto locale. Nascono per tenere insieme sviluppo economico, coesione sociale e solidarietà, e proprio questa triplice vocazione le rende oggi uno dei modelli più osservati quando si discute di rigenerazione territoriale, di contrasto allo spopolamento e di recupero di aree colpite dal degrado urbano. L’aggiornamento dell’albo, in questo senso, non rappresenta un adempimento tecnico, ma una scelta che definisce meglio chi può entrare in questo ecosistema e con quali caratteristiche.

L’apertura alle comunità energetiche e la strategia della Regione

Tra gli elementi di maggiore rilievo c’è l’inclusione esplicita delle comunità energetiche, un passaggio che segnala l’intenzione della Regione di leggere il tema delle cooperative di comunità anche alla luce delle nuove sfide legate alla sostenibilità e all’innovazione. L’energia condivisa, la produzione locale e i modelli collaborativi di gestione delle risorse stanno assumendo un ruolo crescente nelle politiche territoriali, e il fatto che queste esperienze vengano ricomprese nel nuovo assetto dell’albo mostra la volontà di costruire un quadro più coerente con l’evoluzione dell’economia sociale.

L’indirizzo politico è stato sintetizzato dall’assessore Andrea Tronzano, che ha indicato con chiarezza l’obiettivo del provvedimento: rafforzare il ruolo delle cooperative di comunità come strumenti concreti di sviluppo locale e inclusione, valorizzando le esperienze già attive e creando condizioni più favorevoli alla nascita di nuove iniziative. È una visione che guarda soprattutto alle periferie e ai territori più vulnerabili, quelli in cui il presidio comunitario può fare la differenza nel mantenere servizi, attivare reti di prossimità e rimettere in moto risorse altrimenti disperse.

Il confronto in Commissione e il significato del voto unanime

Nel corso della discussione sono intervenuti anche Mauro Fava di Forza Italia e la stessa Monica Canalis, contribuendo a precisare contenuti e finalità della proposta. Il via libera unanime assume un significato che va oltre il dato numerico: su un tema come questo emerge una convergenza ampia attorno all’idea che le cooperative di comunità possano rappresentare una leva concreta di politica pubblica, utile a tenere insieme impresa, mutualità e interesse generale.

Il messaggio che arriva dal Consiglio regionale è, dunque, piuttosto netto. La Regione Piemonte sceglie di consolidare uno strumento che intercetta bisogni molto concreti e che, proprio per la sua natura flessibile e partecipativa, può adattarsi a contesti diversi, dai piccoli comuni alle aree urbane più complesse. L’aggiornamento dell’albo rende questo quadro più ordinato, più accessibile e più vicino alla realtà di un settore che sta cambiando. Ed è proprio in questa capacità di adattamento, più che nella formula giuridica in sé, che si misura oggi la forza delle cooperative di comunità.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to