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Asti, la Questura apre al pubblico con il FAI: architettura, storia e indagini scientifiche al centro delle visite

30/03/2026

Asti, la Questura apre al pubblico con il FAI: architettura, storia e indagini scientifiche al centro delle visite

La Questura di Asti ha trasformato le Giornate FAI di Primavera del 21 e 22 marzo 2026 in un’occasione di incontro rara tra istituzioni e cittadinanza, aprendo al pubblico un luogo normalmente sottratto alla fruizione collettiva e restituendolo, per due giornate, a una dimensione culturale, storica e divulgativa. L’iniziativa si è inserita nel programma nazionale promosso dal Fondo per l’Ambiente Italiano, ma ad Asti ha assunto un carattere particolarmente originale, perché ha unito la valorizzazione di un edificio di pregio alla scoperta del patrimonio professionale e scientifico custodito dalla Polizia di Stato.

Il risultato è stato un percorso capace di intrecciare architettura, memoria istituzionale e divulgazione tecnica, accompagnando i visitatori dentro gli spazi della Questura non come semplici ambienti amministrativi, ma come luoghi in cui si stratificano vicende urbane, cultura della legalità e storia dell’investigazione scientifica italiana. A rendere ancora più significativa l’esperienza è stato il coinvolgimento diretto degli studenti del Liceo Classico “V. Alfieri” e del Liceo Scientifico “F. Vercelli”, che hanno condotto le visite nel ruolo di Apprendisti Ciceroni, distinguendosi per preparazione, chiarezza espositiva e consapevolezza storica.

La Questura di Asti tra razionalismo e memoria istituzionale

Il percorso di visita ha consentito di esplorare ambienti e uffici del fabbricato principale, edificio di evidente interesse storico e architettonico, realizzato nel 1938 e intitolato a Romolo Galassi. La struttura rappresenta un esempio rilevante di architettura razionalista e conserva ancora oggi la propria configurazione originaria, elemento che ne accresce il valore documentale e testimoniale. Divenuta sede della Polizia di Stato sul finire degli anni Cinquanta, la Questura mantiene dunque una doppia identità: da una parte presidio operativo dello Stato, dall’altra spazio che racconta una fase importante dell’architettura pubblica del Novecento.

Aprire questo edificio alla cittadinanza ha significato renderne leggibili non soltanto le caratteristiche formali, ma anche la funzione simbolica. In una manifestazione dedicata alla tutela e alla conoscenza del patrimonio italiano, la scelta di includere la Questura ha restituito al pubblico la possibilità di osservare da vicino un bene spesso percepito soltanto nella sua dimensione istituzionale, senza coglierne appieno la storia e il valore culturale.

Salvatore Ottolenghi e le radici della Polizia Scientifica

Uno dei momenti più apprezzati del percorso è stato dedicato alla figura di Salvatore Ottolenghi, illustre astigiano e fondatore della Scuola d’Avanguardia della Polizia Scientifica. L’esposizione allestita per l’occasione ha offerto uno sguardo prezioso sulle origini di una disciplina che ha profondamente trasformato l’attività investigativa, mostrando materiali storici e documenti capaci di restituire il contesto culturale e scientifico nel quale si svilupparono i primi studi specialistici.

La mostra è stata curata dal dottor Giuliano Andrea, funzionario in quiescenza della Polizia di Stato, docente ed esperto di dattiloscopia di riconosciuto rilievo. Grazie anche ai seminari che lo stesso Andrea aveva recentemente tenuto nelle scuole coinvolte, gli studenti hanno potuto accompagnare i visitatori in una narrazione puntuale e ben costruita, illustrando una selezione di reperti di notevole interesse: una valigia per il sopralluogo di Polizia Scientifica risalente alla metà del secolo scorso, macchine fotografiche d’epoca, lenti, obiettivi, testi legati agli studi di Ottolenghi e documenti provenienti dall’Archivio storico della prima Università di Torino.

Dalla storia alla scena del crimine ricostruita

Il percorso non si è limitato alla sola dimensione storica. Dopo l’approfondimento dedicato alle origini della Polizia Scientifica, il pubblico ha potuto osservare anche strumenti e mezzi più vicini all’operatività contemporanea, come il Fullback con colori d’istituto in uso alla Polizia Scientifica, impiegato come supporto logistico nelle attività di sopralluogo. Questo passaggio ha permesso di collegare la tradizione investigativa alle pratiche moderne, mostrando l’evoluzione dei mezzi e delle tecniche utilizzate sul campo.

La fase conclusiva ha concentrato l’attenzione dei visitatori nella Sala “Cambursano”, oggi destinata all’aggiornamento tecnico-professionale del personale della Polizia di Stato, dove è stata ricostruita con accuratezza una scena del crimine. In questo contesto gli operatori del Gabinetto Provinciale della Polizia Scientifica di Asti hanno illustrato le principali metodologie di documentazione e cristallizzazione dello stato dei luoghi, le tecniche di repertazione e le procedure di individuazione ed esaltazione delle impronte digitali. La dimostrazione, accompagnata dalla disponibilità a rispondere a domande e curiosità del pubblico, ha trasformato la visita in un momento dal forte valore formativo.

L’iniziativa ha richiamato centinaia di persone e ha mostrato con efficacia come un evento culturale possa diventare anche uno strumento di educazione civica e di conoscenza delle professionalità che operano ogni giorno nelle istituzioni. La Questura di Asti ha così offerto un’esperienza che ha saputo coniugare patrimonio architettonico, memoria locale e divulgazione tecnico-scientifica, restituendo alla città una pagina intensa della propria identità e del proprio rapporto con la storia dello Stato.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.