Asti Docg, sarà il Vino piemontese dell’anno 2026
07/04/2026
L’Asti Docg è stato scelto dalla Giunta regionale come Vino piemontese dell’anno 2026, ruolo che lo porterà al centro delle principali iniziative promozionali dedicate all’agroalimentare di qualità certificata. Sarà infatti il volto ufficiale di fiere, presentazioni, borse di settore e manifestazioni istituzionali rivolte sia al grande pubblico sia agli operatori, accompagnando i prodotti che si distinguono con il marchio “Piemonte Is – Eccellenza Piemonte”.
La decisione attribuisce a una delle denominazioni più riconoscibili del territorio un compito preciso: rappresentare il Piemonte nel racconto delle sue eccellenze produttive, facendo leva su una notorietà costruita nel tempo e su una presenza consolidata nei mercati internazionali. L’Asti Docg, nelle due versioni Asti e Moscato d’Asti, conta una produzione annua di circa 100 milioni di bottiglie, con una quota export che raggiunge il 90%. Un dato che ne conferma il peso strategico e che spiega la scelta di affidargli il ruolo di testimonial dell’intero comparto regionale di qualità.
Un simbolo del Piemonte agroalimentare sui mercati internazionali
Per il presidente della Regione Alberto Cirio, la forza dell’Asti Docg risiede proprio nella sua capacità di agire come ambasciatore naturale del Piemonte nel mondo. La sua diffusione internazionale, unita alla riconoscibilità del nome e alla solidità della denominazione, può diventare un moltiplicatore efficace per valorizzare anche le altre produzioni agroalimentari piemontesi, accomunate da qualità, storia, tecniche di lavorazione e legame profondo con i territori di origine.
La scelta della Regione si inserisce in una strategia più ampia, che punta a rafforzare la percezione complessiva del Piemonte come terra di eccellenze certificate. Secondo l’assessore all’Agricoltura e Cibo Paolo Bongioanni, il nodo da sciogliere resta quello della distanza tra la qualità effettiva dell’agroalimentare piemontese e la sua immagine percepita. Il comparto regionale, da solo, copre il 20% delle produzioni italiane a qualità certificata, un dato rilevante che però, sul piano della comunicazione e del posizionamento, non ha ancora espresso tutto il proprio potenziale.
Associare l’identità del Piemonte al suo vino più esportato significa allora costruire una leva promozionale immediata, capace di connettere filiere, produttori, consumo interno, turismo e nuovi sbocchi commerciali. In questa prospettiva l’Asti Docg diventa più di un simbolo enologico: si trasforma in un elemento di sintesi tra reputazione, territorio ed economia reale.
Presentazione al Vinitaly e nuovo cocktail per il lancio
La presentazione ufficiale dell’Asti Docg Vino dell’anno 2026 è fissata per lunedì 13 aprile al Vinitaly, appuntamento che offrirà alla Regione una vetrina di particolare rilievo. Nella stessa giornata sarà svelato anche un nuovo cocktail realizzato con Asti Docg e Vermouth di Torino Igp, pensato come ulteriore strumento di promozione e valorizzazione del prodotto. Per il nome del cocktail sarà avviato un concorso sulla pagina Instagram @piemonteis_eccellenzapiemonte, scelta che introduce un elemento di partecipazione pubblica e allarga il racconto a un pubblico digitale più vasto.
La costruzione di un’immagine contemporanea del vino piemontese passa anche da operazioni come questa, capaci di mantenere saldo il legame con la tradizione e, insieme, di parlare il linguaggio della promozione attuale. Un equilibrio delicato, che nel caso dell’Asti Docg appare particolarmente naturale grazie a una denominazione che unisce storia, riconoscibilità e versatilità.
Una denominazione storica che nasce dal Moscato Bianco
Le radici dell’Asti affondano nella storia della viticoltura piemontese e nella lunga tradizione del Moscato Bianco, vitigno da cui la denominazione prende forma. Già nel 1967 il vino Asti figurava tra i primi prodotti insigniti della Denominazione di Origine Controllata, allora vertice della classificazione qualitativa del vino italiano. Il riconoscimento come Docg sarebbe arrivato nel 1993, consolidando il prestigio di una produzione che oggi interessa 51 comuni distribuiti tra le province di Asti, Alessandria e Cuneo, su una superficie complessiva di quasi 10.000 ettari.
All’interno della denominazione rientrano anche le sottozone di Santa Vittoria d’Alba, Strevi e Canelli, quest’ultima riconosciuta come Docg dal 2023. È un territorio ampio e fortemente caratterizzato, in cui il paesaggio viticolo e la cultura del vino hanno costruito nel tempo un’identità produttiva di grande coerenza.
Dal profilo aromatico immediatamente riconoscibile nascono due espressioni diverse ma strettamente legate: Asti Spumante e Moscato d’Asti. Nel caso dell’Asti Spumante, il processo di lavorazione prevede la conservazione del succo d’uva a zero gradi fino alla fase della spumantizzazione. La presa di spuma può avvenire con il metodo Martinotti, in grandi recipienti a tenuta di pressione, oppure con il metodo classico, direttamente in bottiglia.
Il Moscato d’Asti si distingue invece per una fermentazione interrotta al raggiungimento di una gradazione alcolica intorno al 5% vol. e per una pressione più contenuta, elementi che gli conferiscono il tratto frizzante e quella vivacità delicata che ne definisce il carattere. Due interpretazioni differenti dello stesso vitigno, entrambe capaci di raccontare una denominazione che continua a rappresentare una delle espressioni più note e competitive del vino piemontese.
Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to